
La mammografia si basa sull’acquisizione di un’immagine delle mammelle (mammogramma) effettuata ai raggi X. Lo strumento con il quale si esegue la mammografia si chiama mammografo. Lo scopo dell’esame è quello di identificare le microcalcificazioni all’interno del tessuto della mammella che non siano rilevabili alla sola palpazione. Si è visto infatti che queste formazioni possono essere indizio della presenza di un tumore anche in fase iniziale.
Si deve precisare però che esistono anche microcalcificazioni benigne ovvero non correlate alla presenza di un tumore. Inoltre, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO) afferma che l’efficacia della mammografia come strumento di diagnosi può essere ridotta da alcuni fattori, come l’età inferiore a 50 anni, la presenza di un seno dal tessuto denso e il non aver mai allattato. Inoltre la WHO afferma nel suo documento di prevenzione del cancro al seno che una mammografia negativa non implica la non esistenza del tumore stesso.
Come tutti gli esami di indagine diagnostica, anche la mammografia ha una percentuale di falsi negativi e falsi positivi: si stima che una percentuale molto variabile, compresa tra il 30% e il 50% di tutti i tipi di lesione (quindi anche quelle benigne) non sia rilevabile dal radiologo durante l’esame. Inoltre una percentuale dal 10% al 20% costituisce i falsi positivi ovvero una lesione classificata come maligna che poi con successive analisi (generalmente l’esame citologico o istologico) risulta benigna.
In sé, la mammografia non è un esame particolarmente fastidioso e nemmeno doloroso; la procedura è piuttosto semplice e standardizzata e non è necessario alcun tipo di preparazione. Non viene somministrato alcun medicinale, non occorre presentarsi a digiuno e non si devono osservare particolari regole di tipo dietetico. La durata dell’indagine è di circa 10-15 minuti. Per far sì che il mammogramma risulti il più nitido possibile e per minimizzare le dosi di radiazioni, la mammella viene posizionata su un sostegno e compressa delicatamente fra due piatti in materiale plastico. Questa lieve compressione fa sì che il tessuto adiposo e quello ghiandolare vengano compressi e dissociati in modo da facilitare il loro esame
Uno studio di alcuni anni fa, apparso sul New England Journal of Medicine, metteva in evidenza che la mammografia digitale, rispetto a quella analogica, è più precisa, specialmente per le donne giovani (in cui la densità delle mammelle è più elevata) e in quelle meno giovani, ma con un’età comunque inferiore ai 50 anni. Lo studio si basava su un campione di 49.528 donne degli Stati Uniti e del Canada. La maggior efficacia è dovuta alla possibilità, in tempo reale, di effettuare modifiche dell’angolo di visione e dei fattori di ingrandimento, con tecniche proprie dell’elaborazione digitale delle immagini. La dose di radiazioni che investe il corpo è molto bassa.
L’esame mammografico non richiede particolari misure precauzionali, ma nelle donne in età fertile è consigliabile effettuarlo durante la prima metà del ciclo mestruale; i motivi sono essenzialmente due: durante questa fase si è certi che la donna non è in stato interessante e inoltre il seno presenta minori addensamenti e tensioni, fattori che incidono negativamente sul livello di precisione. L’esame mammografico è altamente sconsigliato durante la gravidanza, in particolar modo nei primi 90 giorni; esiste infatti il rischio concreto di danneggiamenti al feto a causa delle radiazioni emesse dal mammografo. Va da sé che l’esame è sconsigliato anche nel caso in cui non si sia totalmente certi che la donna non sia incinta. La mammografia non ha ovviamente controindicazioni di questo tipo nelle donne che non sono più in età fertile.
Dai 25 ai 50 anni si raccomanda di effettuare ogni anno l’esame clinico (palpazione del seno) e un’ecografia. Per le donne dai 50 anni in poi, si raccomandano l’esame clinico e la mammografia su base annuale. Se vi è una notevole discordanza di pareri sull’utilità della mammografia in soggetti di età inferiore ai 50 anni, si riscontra una maggiore unanimità di consensi nel consigliare l’esame mammografico annuale nelle donne dai 50 anni in poi. Pur con tutte le limitazioni dovute alla non totale specificità e sensibilità dell’esame, la mammografia resta pur sempre un valido strumento nella prevenzione e nella diagnosi precoce di una delle maggiori cause di morte per tumore della popolazione femminile.

